martedì 12 giugno 2012

Partire è un po' morire vivere.



Quando ero ragazzina sognavo molto, sempre direi. Sognavo anche l'America, che per me, allora, era Hollywood! Divoravo film e telefilm e mi immaginavo di vivere là, sempre baciata dal sole e dal campione di football della scuola.
Le mie fantasie erano cominciate molto prima, avrò avuto sei o sette anni, quando una mia cugina, che aveva studiato a NYC, mi regalò un dollaro! Lo ammirai estasiata, lo stirai fra le dita e lo riposi in tasca con cura, guardai i miei con l'aria furbetta che mi contraddistingueva e dissi loro:
"Anche io vivrò laggiù, da grande"
Poi grande sono diventata tra libri di filosofia, bolle e fatture. Un miscuglio strano e contraddittorio che mi ha fatto diventare più realista, fatalista, pessimista e senza nemmeno accorgermi, ho smesso di sognare.
Solo per un po', però, perchè se una ragazza è cresciuta sospesa tra Cenerentola e Jane Eyre, lady Chatterley e Pretty woman, non smette mai di aspettare il principe azzurro, anche se ci prova, arrivando pure a fingersi una donna tutta d'un pezzo. Come raccontavo in questo post, il mio principe io l'ho incontrato altrove, ma mi sono accorta che era vestito proprio del colore giusto, quando sono atterrata per la prima volta da questa parte dell'oceano. É venuto a prendermi all'aeroporto con una di quelle macchine con il cambio al volante, sulla strada verso casa ad un tratto si è fermato e mi ha indicato un puntino illuminato: era la statua della libertà.
Ho pianto.
Guidava tra strade che non avevo mai percorso, ma che conoscevo già a memoria, lo guardavo e pensavo:
"Lui può trasformare la mia vita in un film, noi possiamo scrivere insieme una storia bellissima: yes, we can!"
Si, si proprio così, molto prima di Obama!
Mi piace farmi travolgere dall'entusiasmo, mi piace diventare incosciente e perdermi tra le nuvole, quelle della foto, quelle del color del tramonto. Amo pensare che tutto sia possibile.
Ma non dura mai a lungo. La pragmaticità, la concretezza che mio padre mi ha trasfuso nelle vene è più forte. Il bisogno di radici, la venerazione per il passato, non mi permettono di andare oltre tanto facilmente. Così quando il trasferimento è diventato un'ipotesi reale, ho iniziato a tenere gli occhi sempre aperti. Ho pianto ancora, lacrime diverse.
Ero terrorizzata, perchè io odio sbagliare e a trent'anni non avevo più nemmeno l'alibi dell'età. E poi io in Italia ho sempre vissuto bene, molto bene. Ho frequentato scuole statali esemplari e anche architettonicamente bellissime, sono stata curata in ospedali pubblici efficienti e moderni, qualcuno parlerebbe di eccellenza. Lo so che l'Italia non è perfetta, ma che vi devo dire? Io mi ci sono trovata perfettamente. 
Non volevo partire, ma sapevo che era la cosa giusta da fare. Ci sono treni sui quali devi salire, anche se non sai dove ti porteranno, anche se sembra che corrano troppo forte e il cuore batte all'impazzata:
"Non partire - Si dimenticheranno di me! - Ma che farai là? Non parli una parola di inglese! - Mio padre non mi perdonerà mai - Non ci sono le cipster in America, vero? - La nonna sta invecchiando - Parti! è con lui che devi stare - E io come faccio senza di te? - Il piccolo nascerà e tu non ci sarai - Io sono dalla tua parte qualunque cosa deciderai - Mi mancherai- Voi due non potete più vivere lontani - Ma hai appena finito di sistemare casa! - É la tua grande occasione - Credevo che saremmo sempre state vicine - NO, non parto- L'inglese lo impari, ricordati sempre che hai passato l'esame di logica! - Ma lui non può lavorare qui? - Se lo ami, lo devi seguire - Vai Michi, vai!"
Sono andata! Conservo tutti gli sms e le lettere di quel giorno tragico e bellissimo. Le lacrime scendono copiose ora, solo ripensandoci, figuriamoci allora cosa successe: ho rischiato di allagare l'aereo!
Mio padre c'ha messo un po' a perdonarmi, io ancora non l'ho fatto del tutto, perchè essere felici altrove ti presenta il conto quotidianmente. Non è facile non esserci, succedono un sacco di cose che ti sfuggono, che ti mancano, a cui non partecipi come dovresti. La mia vita va avanti, così come quella delle persone che prima la riempivano ogni giorno. Mi fa male. Ci sono momenti in cui  il senso di colpa mi scava dentro, non usa la vanga, ma un cucchiaino, come i carcerati che preparano la loro fuga. Lento e inesorabile, annichilisce il mio entusiasmo, mi impedisce di sorridere, mi toglie le forze.
Sono solo momenti e ho imparato ad accettarli, perchè ogni scelta racchiude in sè un sacrificio, una rinuncia, alla quale è impossibile quanto ingiusto sottrarsi. Anzi ultimamente per scacciare la malinconia provo a dirmi quanto sono fortunata a poter vedere in viso i miei affetti quando voglio, fuso permettendo, a poter fare lunghe chiacchierate con i miei nipotini e sentire le loro parole migliorare giorno dopo giorno e a poter consigliare le mie amiche sul vestito migliore da indossare per un'occasione importante.
La lontananza è un'altra cosa e provo profonda ammirazione per chi l'ha dovuta affrontare.
Insomma sono partita da molto lontano per dirvi che sono Skype addicted e ho pianto come una fontana vedendo queste immagini:

L'idea nasce dal desiderio dell'artista John Clang, nato a Singapore ma di base a New York, di voler ritrarre tutta la sua famiglia insieme, anche non potendo usare il tradizionale studio fotografico. Da questa sua intuizione è partito un progetto dal titolo quantomai esemplificativo: Be Here Now!
E io sono un po' qui e un po lì, un po' dovunque e un po' da nessuna parte. La cosa importante è che il mio cuore, disseminando piccoli pezzettini di sé come Pollicino, è stato costretto a crescere, a maturare e a imparare ad amare in modi che prima credeva impossibili. Ora si sente pronto a raccogliere una nuova sfida, che da sola vale ogni lacrima versata. Anzi, che senza quelle lacrime nemmeno poteva essere partorita.
Partire è un po' morire vivere.

76 commenti:

  1. oddio che cosa bella! ma tesoro.. che post stupendo! ti abbraccio forte!

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  2. Partire è come creare una crisalide, e tirare fuori una farfalla dal bruco che siamo stati per tanto tempo. Partire è anche imparare a portare "casa" dentro di noi, ed essere albero e radici insieme.

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    1. Gianluca, sulla questione dell'albero non so...le radici, una volta formate, le dovresti tagliare (e seccherebbero) per "ripiantarti" da un'altra parte. Io credo che tornerò prima o poi o comunque vivo come se questo accadrà.
      Non credo di essere farfalla quanto te :)

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    2. Anch'io penso di tornare in Italia stabilmente tra qualche decennio, ma credo che - anche se torno più volte l'anno - sarà tutto diverso: io, l'Italia, gli amici etc. Per allora sarà un altro paese in cui dovrò (ri)imparare a vivere. Per questo penso sia meglio tenere le proprie radici fuori da ogni terra, per farle attecchire su un "terreno" diverso: quello del tuo nucle famigliare. Alla fine, casa è dove sei tu, il tuo compagno e i tuoi figli.

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    3. è questo il punto su cui non concordiamo. Casa per me è fatta di un sacco di persone in più, ma una lista infinita proprio: mamma papà, sorelle, fratello, nipoti, cognati, cognate, suocera, nonna, amici, amiche, zii, zie, cugini, cugini in seconda, prozii, cani,cavalli e pure una panda!
      Mi rendo conto che è una questione che si apre a più letture tutte innegabilmente soggettive e per questo ugualmente valide, ma nel mio caso ci ho messo trent'anni a formare le mie radici, ne vado fiera ed è grazie a quella meravigliosa rete di affetti che ho la sensazione di poter vivere ovunque, perchè so di poter tornare lì, a casa appunto e non necessariamente fisicamente, mi basta il mio adorato skype: sbircio lo sfondo, uno scorcio di muro, un prato, quella maglia che conosco bene,quel sorriso che mi conosce a memoria. Sono una maniaca di ricordi inguaribile

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    4. E' vero, è una situazione soggettiva ed ognuno deve fare i conti con se stesso e quello che sente.
      Per quanto mi riguarda, capisco quello che dici, ed è stato lo stesso per me per anni (casa=famigliari, amici, luoghi cari, una libreria, un parco, etc. a cui sono legati ricordi). Ad un certo punto, però, mi sono accorto di vivere una realtà scissa (con il corpo negli USA e la mente e gli affetti in Italia) e ho dovuto semplicemente accettare che vivevo lontano da tutte quelle persone, mura, prati, librerie, etc. E' stato allora che ho sentito il mio malessere diminuire, e mi sono accorto di come si possano creare altre case, in posti diversi. E poi, più avanti, come in realtà la casa sia, alla fine, quella che formi con la persona che scegli per la vita. Se ci pensi, forse questo è qualcosa che prima o poi, anche restando in Italia, avremmo finito per imparare.
      Ma questo è il mio percorso. Magari il tuo è diverso...

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  3. Che cosa straordinaria!!! Bellissimo post ;)

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  4. ...piango ancora. Grazie.

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    1. Ma no non piangere! che poi il FDMC dice che sono una donna strappalacrime!
      :*

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  5. ed io cosa vuoi che ti dica a 18 giorni dalla "mia" partenza?
    tra nausea e cuore che scricchiola?
    e gli abbracci che non vorrei dare per non crollare?
    e le lacrime che non saprò trattenere nonostante dovrei essere forza per i miei figli?

    è il post che non riesco a scrivere.

    "Lo so che l'Italia non è perfetta, ma che vi devo dire? Io mi ci sono trovata perfettamente.
    Non volevo partire, ma sapevo che era la cosa giusta da fare. Ci sono treni sui quali devi salire, anche se non sai dove ti porteranno, anche se sembra che corrano troppo forte e il cuore batte all'impazzata" ... è quello che mi porto nella testa !

    "Non ce la posso fare" mi dico tra me e me in questi giorni di stanchezza infinita in cui mi pare davvero di star arrancando ... ma tanto bisogna farcela, no?

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    1. ah, dimenticavo !
      ovviamente se sopravvivo al viaggio puoi aggiungermi alla lista di italiani expat oltreoceano !!! ;-P

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    2. appena mettete piede su suolo canadese aggiorniamo!!!
      sarà una splendida avventura e i tuoi figli ve ne saranno eternamente grati!

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  6. Io avrei il terrore.. anzi ho il terrore di trasferirmi. Ti reputo coraggiosa, molto coraggiosa. Mio marito con il lavoro che fà potrebbe spostarsi per lavoro, facilmente ( lui a suo tempo lo ha fatto per venire qui a Lavorare) ma io sono troppo attaccata alla mia città ... MI spaventa il cambiamento, il dover ricominciare, non aver amici, parenti... essere sola... Eppure ho tre bimbi e non sarei sola... Al giorno d'oggi, bisogna essere 'nomadi' sia nel lavoro che nelle abitudini di vita..
    Ti ammiro 'Donna Coraggiosa' !!!!
    In bocca al lupo x il proseguo della tua 'avventura'.. :)

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    1. Francesca io non mi reputo coraggiosa, forse incosciente o forse solo molto innamorata di un uomo nomade inside!
      Io ammiro te che hai tre bambini e li cresci con amore
      io sono una cialtrona senza arte ne parte :P

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  7. Partire è portare dentro di noi la casa e iniziare a considerare casa non più il posto dove siamo stati sempre abituati a vivere fisicamente ma quella che ci riempie il cuore e quindi gli affetti, anche quando sono lontani. La vita da expat ti mette di fronte a parecchie scelte, c'è chi le capisce e chi no, chi ti prende per viziata, chi dice che hai fatto bene. Ma è il cuore che poi, piano piano, ci indica dove andare. Il cucchiaino credo scaverà sempre...

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    1. e lasciamelo scavare, basta che a noi rimanga una forchetta per mangiare e le mani per costruire più di quello che lui prova a scavare :)
      ti abbraccio grande donna

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  8. che bel post... e in bocca al lupo per la nuova sfida!!
    forza e coraggio! :-)

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  9. Mi hai commossa. Io che amo NY alla follia e sogno davvero di trasferirmi li, ho ritrovato fra le tue righe i miei pensieri.

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    1. questa NY ha troppe amanti, si deve dare una regolata :P
      Grazie mille!

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  10. Per me partire è stato decisamente vivere, non lo devo negare.
    Anch'io vivevo in quella parte di Italia che ha i servizi efficenti quindi venire in Nica e trovare il nulla è stato difficile e la cosa che mi è mancata di più è stato il cibo e scoprire che mi mancavano cose inimagginabili.
    La mia permanenza scadrà presto e sicuramente sarà dura, Non vorrei tornare per nulla al mondo. Non voglio pensarci ora però.
    Anche noi siamo Skypedipendenti, bella idea quella

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    1. la tua è una di quelle esperienze che ancora mi mancano e ancora spero di poter vivere: trovare il tutto, dove sembra ci sia il nulla. Un percorso che insegna moltissimo e che vorrei attraversare!

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  11. leggendo questo post meraviglioso hai fatto scendere qualche (tante) lacrime anche a me...

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    1. ci sono lacrime belle, spero che si trattasse ti quelle
      ti abbraccio!

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  12. Ciao Donna, che bel post...è una frase fatta ma una famiglia resta sempre una famiglia, a dispetto di dove, uno qualsiasi della nidiata, scelga di vivere. E poi hai ragione tu, c'è skype, e quindi sembra di vivere ancora nella stessa casa, ma ognuno con i propri spazi :-)
    Mari.

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    1. non li perdo, ovunque vada, i miei affetti sono dentro di me e per quanto fatichi a crederci sto imparando che anche per loro è lo stesso.
      Per un'insicura cronica come me anche questa è stata una bella lezione. Baci e sorrisi dolce Mari

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  13. che post stupendo! oggi è giorno di commozione ho capito!
    e l'idea di questa artista è davvero originale!

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    1. vero? proprio bella bella bella!
      la commozione è ciò che ci rende esseri migliori
      mi è venuta così, di slancio
      domani avrò già cambiato idea
      :P

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  14. Ed eccomi qui ad attivare la modalità "fontana di trevi"!!
    le tue parole sono le stesse che mi risuonano spessissimo in testa, a lavoro, nei giorni di festa, nelle notti insonni.
    Tra il sogno di vivere "altrove" e la realtà del finire catapultati in Francia c'è tutto un mondo che non si mette mai in conto, un mondo fatto di valige che pesano troppo, di cv respinti, di giorni lacrimosi e di "j'ai pas compris".
    E poi arrivano i malumori, le nostalgie, i nipotini che vengono al mondo a 1600 chilometri di distanza, le belle amiche vestite di bianco che non abbraccerai e la famiggghia che riempie il vaso dei sensi di colpa.
    "essere felici altrove ti presenta il conto quotidianmente"...
    E comunque: santo Skype sempre sia lodato!!

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    1. leggo "nipotini" Eva e già mi vengono i brividi!
      ma consoliamoci siamo zie speciali (anche) per questo
      ma tu dove stai in Francia?
      così, se ti va, aggiungo nella lista di gente con fuso!

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    2. Siamo zie super speciali, di quelle che ogni volta che sbarcano sul suolo italico pare che sia arrivato babbo natale col sacco pieno di doni (e di sensi di colpa!!)
      Io sono a Tolosa, mi fa molto piacere se mi aggiungi alla lista (anche se io ho giusto un blog "culinario" che aggiorno molto di rado!)

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  15. Bellissimo questo post! Rende bene l'idea di un'anima lacerata, di nostalgie che non possono essere sanate senza accenderne altre, perchè ormai tu hai due posti dell'anima e del cuore, e non puoi farci più nulla.

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    1. esatto hottanta, devo solo imparare ad accettarlo ed è quello che provo a fare. Direi con risultati altalenanti, ma in netto miglioramento!

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  16. per questo mi urta certe volte sentirmi dire che chi va via ha scelto la strada più semplice o peggio è un vigliacco. più semplice un corno!
    e visto che ormai io e gianluca facciamo comunella, direi che lui l'ha data qualche commento su la ricetta della felicità, con un'immagine bellissima: bisogna essere albero e radici insieme.

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    1. Mariantonietta io sono giunta alla conclusione che di vie facili non ne esistano proprio, o forse chi le ha trovate non mi è mai passato accanto!
      ma la fatica può essere affrontata, non è di quelle cose che ti stroncano e quindi avanti tutta!
      :)

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  17. Provo stima nei tuoi confronti e me ne rendo sempre piu' conto ogni volta che ti leggo, ma questo probabilmente gia' lo sai. Non penso di dover aggiungere altro.
    Un abbraccio forte, dall'altra parte dell'oceano.

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    1. Troppa grazia Veronica, non me la merito davvero!
      Però anche se immeritata questa stima mi scalda il cuore e in questa giornata insolitamente fredda e uggiosa mi ha riportato il sole :*

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  18. Bel post, ma insomma hai deciso se resti li' a lungo o magari per sempre?
    Lo so...per sempre e' un'espressione che non bisogna dire a chi vive all'estero, ci sono passato anche io quando vivevo in USA. Mi e' piaciuta la collezione di sms prima della tua partenza.

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    1. non è che dipende solo da me o da noi.
      Stiamo aspettando un po' di risposte, vedremo.
      Poche aspettative, poche delusioni :P

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  19. sospesa per un possibile trasferimento ancora più lontano da casa di quanto non sia ora mi ritrovo a ringraziare skype come te :-)

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    1. e dove dove dove?
      sono curiosissima

      Skype è un bene preziosissimo :)

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  20. Andare in un posto nuovo,adattarsi a quello che ci circonda,riprendere la propria quotidianita' e' sempre un passo difficile,ma nello stesso tempo e' una sfida con noi stessi e tu sei capacissima di affrontarla al meglio,con il tuo umorismo e la tua fantasia,che presto condividerai con noi .Nei luoghi nuovi,anche se lontani,portiamo noi stessi ,con i ricordi,gli affetti e gli oggetti che amiamo di piu' ed ora c'e anche skype! Un abbraccio

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    1. nuove abitudini, nuove routine come dice WonderDida, difficile ma anche arricchente e profondamente necessario.
      Quindi va bene, sono comunque molto fortunata e non intendo scordarmelo mai!
      ti abbraccio anche io

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  21. Parola per parola. Mi leggi nel pensiero??? ;)

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    1. quindi anche tu hai una cugina che ti ha regalato un dollaro quando avevi 6 o 7 anni?
      :P
      so maga, che ti devo di?!
      abbraccio

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    2. Dollaro si, ma canadese! (la cugina in questione vive a Toronto)

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  22. L'idea é proprio bella. Molto evocativa. Un po' come il tuo post..
    :-)

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    1. grazie mille. hai un tocco di un sapiente pennello!

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  23. "La mia vita va avanti, così come quella delle persone che prima la riempivano ogni giorno".
    è proprio così, poi ognuno riempie le giornate con nuove routine, con nuovi amici, e anche se è difficile non esserci sarebbe stato ancora più difficile rinunciare a un sogno...

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    1. Vero, io dico sempre che l'importante è che la lista dei pro e contro si concluda con il vantaggio dei primi, anche se di un punto solo :)

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  24. Che interessante blog!!Sono felice tu sia passata da me!Mi unisco con grande piacere ai tuoi sostenitori, ti leggerò molto volentieri!!!!See you soon!!!^_^

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  25. Un saluto da Parigi, cerchero' di leggerti con calma, ciao Alessia

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    1. Ciao Alessia!
      mi sono permessa di aggiungere il tuo blog tra i blogger con fusi :)

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  26. è successa una cosa strana, per un attimo ho ritrovato i miei di sogni nel tuo post..per molto tempo ho desiderato un trasferimento, alla fine la vita ha deciso per me ed ha fatto la scelta giusta.

    secondo me i conti poi si pareggiano, tra i vicini e i lontani..goditela tutta Donna con fuso e continua così che a me piace tanto!!
    Ilaria

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    1. che io stia diventando davvero maga magò?
      no, perché st chilacci in più qualche sospetto me lo hanno insinuato!
      grazie mille Ilaria, sei sempre molto carina!

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  27. Grazie mille di essere passata da me e di avermi così dato l'opportunità di conoscere il tuo bellissimo blog, ricco di pensieri spensierati e tristi nello stesso tempo, come infondo è la vita. Ti seguo, ovvio! Ciao ciao

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  28. Riru se dovessi raccontare la mia vita in due parole potrei sceglierei le tue: sob e smile!

    :*

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  29. Anche io mi sono un po' commossa, anche se è praticamente la prima volta che ti leggo. Sono in Giappone da un po' di tempo, e le sensazioni sono esattamente le stesse. E' come avere il cuore diviso a metà. A volte penso che mi sto perdendo troppo e vorrei tornare, ma poi ce la farei a vivere senza quello che ho qui? Ah, le notti insonni...
    grazie per aver dato voce ad un'ansia che pensavo di avere solo io ^^
    Chiara

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    1. Chiara, ma non mi puoi lasciare così!
      In Giappone dove?
      raccontami qualcosa di più, io adoro quel paese, viverci, ma anche solo visitarlo è un mio desiderio grandissimo!
      Attendo dettagli, intanto grazie di essere passata!

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  30. Questo post e' davvero bellissimo e tanto poetico. Io sono partita ma la mia e' stata una piccola partenza, solo di un centinaio di km lontano dalla mia terra, quindi una partenza piccola piccola. Posso solo immaginare quanto sia difficile fare una scelta del genere. Quell'artista e' un vero genio, quelle foto colpiscono veramente dritte al cuore.

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    1. Vero? io le ho guardate per dei bei 10 minuti con i lacrimoni a mo di Doraemon :)
      Grazie mille per le tue parole
      a presto!

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  31. Complimenti per il tuo blog! E anche per come descrivi le sensazioni pre-partenza... sono momenti che ricorderemo per tutta la vita.

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    1. ma grazie mille! hai ragione sono momenti indelebili :)

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  32. Il tuo elenco di messaggi mi ha fatto commuovere...ci ho ritrovato tantissimo di me e della mia vita.
    Anch'io penso spesso a chi e' emigrato in altri tempi, non sapendo se avrebbe mai piu' rivisto la sua casa, la famiglia, gli amici. Fossi vissuta in quegli anni, non credo avrei avuto il coraggio di partire.

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    1. nemmeno io Cherry, non credo che ce l'avrei fatta!
      e non so se è per l'ammirazione che provo per loro, ma sono sempre felice di incontrare emigrati delle passate generazioni, hanno meravigliose storie da raccontare

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