lunedì 22 settembre 2014

3- Nessuna risposta


Provai a tornare felice, tentai di essere positiva e ad ignorare le mie ansie. A credere che la vita fosse bellissima
Lo fu per altri due giorni, poi cominciarono le contrazioni.
Non appena vidi il sangue, presi il telefono e chiamai mia madre. Era in macchina e il telefono era in vivavoce. Non ricordo cosa le dissi io, ne cosa mi rispose lei, ma rammento perfettamente i singhiozzi di mia sorella in sottofondo. Il suo pianto soffocato era il mio che stava per esplodere. Non c'erano più dubbi stava davvero succedendo. La mia parte razionale stava già elaborando la cosa, ma il mio cuore, lui no! Quell'idiota continuava a sperare. E così siamo volati al pronto soccorso.

giovedì 18 settembre 2014

2- La Paura


La felicità si alternava ai sensi di colpa, in quei giorni. Un velo sottile di dispiacere per essere entrata a far parte del gruppo dei fortunati, mi faceva compagnia costantemente. Non sono avvezza alle botte di culo, perdonate la franchezza. Non ebbi, comunque, il tempo di abituarmi a stare dall'altra parte della barricata perchè presto sia la gioia che l'inadeguatezza mi abbandonarono e caddi preda della bestia più feroce che esista: la paura.
La paura mi divorava, il timore di perdere il bambino che portavo in grembo era lacerante e straziante. Un mattino mi svegliai molto presto, ero pallida in volto e tersa di sudore. Avevo pianto anche, non capivo se fosse stato un incubo, una premonizione o che altro. Scossi il braccio di lui e gli dissi:. 
«Il bambino non sta bene, credo che sia morto»

lunedì 15 settembre 2014

1- Liscio come l'olio


Eravamo sposati da pochi mesi. Avevamo quello che le persone romantiche definirebbero "il nostro primo nido d'amore". Ci eravamo appena trasferiti Washington ed eravamo felici.

Era Febbraio quel giorno, gli innamorati avevano da poco festeggiato san Valentino e la neve non aveva ancora deciso di andarsene. Lui era indaffarato tra appuntamenti, riunioni e le parole giuste da usare in entrambe le occasioni, quando lo chiamai e gli dissi:

«Sono qui sotto, ti va ti pranzare insieme?»

Lui ha sospettato subito che ci fosse qualcosa in ballo,  non sono il tipo da sorprese gratuite. Ha sicuramente pensato che avessi da farmi perdonare qualche acquisto avventato o uno dei miei rocamboleschi incidenti domestici, ma  appena mi ha vista, ha capito che si trattava di altro. Mi ero agghindata come per le grandi occasioni. Mi ero truccata, sistemata e avevo indosso perfino un cappello. Non avevo la faccia di una che l'aveva combinata grossa, ma quella di una a cui la felicità sta esplodendo tra le mani. Lui, che la mia faccia la sa leggere fin troppo bene, non mi ha nemmeno salutata e mi ha chiesto: 

«Che succede?»

E io con un’espressione che devo aver inventato lì sul momento, perchè in trent'anni non mi era ancora capitato di usarla gli ho risposto:

giovedì 11 settembre 2014

Vacanze 2.0


Ehilà!
Difficile trovarle le parole giuste per ricominciare a scrivere dopo così tanto tempo, allora ho deciso di buttarla in caciara, come da far mio :)
Eccola qui la fusa che più fusa non ce n'è!
Ricompaio dopo lunghissimi mesi, un po' frastornata, stanca, con una moltitudine di insetti che hanno scelto casa mia come casa loro e una costante gioia appiccicata addosso. Letteralmente. Nel senso che il mio marmocchietto passa le sue giornate usandomi come scala, montagna, cavalluccio e chi più ne ha più ne metta!
Ma è molto bellissimo e poi sopratutto ordinato, composto e posato.

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